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Comprendere la Paura dell’Autodifesa e della Rivoluzione

La nostra è una strana epoca se consideriamo come alcune
attitudini sociali si stiano sviluppando al contrario rispetto
al passato. I nostri antenati guarderebbero con perplessità
all’attuale cultura messi davanti al fatto che la nostra
generazione ha del tutto abbandonato l’opzione del ricorso
alla ribellione fisica come mezzo di cambiamento sociale.
Perfino tra i popoli e le nazioni più schiavizzate l’idea della
rivoluzione è stata considerata come una questione
interamente morale e di principio riguardante ogni
individuo, a prescindere dall’età o dalla posizione sociale.
Oggi, tuttavia, ciò che viene detto “rivoluzione” viene
affidato a intellettuali in età da studenti universitari ed è
stato talmente annacquato e offuscato da restrizioni
politicamente corrette che il concetto è appena
riconoscibile.

Ritengo che i movimenti civili nell’America e nell’India del
20° secolo abbiano in molti modi distorto agli occhi del
pubblico come ci si opponga veramente al totalitarismo.
Trovo interessante che i movimenti capeggiati da Gandhi e
Martin Luther King Jr. godano di così tanta adorazione nei
media mainstream e nella scuola pubblica, mentre la
Rivoluzione Americana è spesso travisata o per niente
discussa. Il movimento di Gandhi, in termini concreti, fu un
fallimento finché gli Indiani non decisero di cominciare ad
organizzarsi per combattere fisicamente gli Inglesi,
costringendo la Corona a provare a calmare il movimento
con l’offerta improvvisa di una riforma del governo indiano
(da cui avrebbe continuato a trarre beneficio). Quando si
esaminano i fatti che hanno riguardato le operazioni
Cointelpro condotte dall’FBI e dalla CIA durante le lotte per
i diritti civili in America, si capisce che la metà delle azioni
e degli sforzi del movimento (per i diritti civili) era
legittima, l’altra metà era completamente manipolata.

Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la filosofia della “nonviolenza”
è giunta ad includere un netto disgusto per
l’autodifesa. L’autodifesa è ora costantemente equiparata
alla violenza (ed è pertanto immorale), a prescindere dalle
circostanze.

Anche nel movimento per la Libertà ci sono persone che
disprezzano l’autodifesa fisica in quanto barbara o “futile” e
hanno adottato ideologie pacifiste di attivismo sociale
piuttosto inefficaci. Il problema con certe fazioni del
libertarianismo è che tendono a vivere dentro la loro testa,
cullandosi in un mondo di teorie politiche e sociali
Randiane e Rothbardiane, abbandonando il lato della
resistenza concreta. Alcuni nella comunità “survival”
chiamano queste persone “libertari teste d’uovo” e ritengo
che l’etichetta gli si addica.

Questi traggono giovamento solo dalla sfera intellettuale, in
tal modo tendendo a vedere sé stessi solo come “guerrieri
intellettuali”. Per loro, la guerra contro la tirannia per
estensione deve essere combattuta sul campo di battaglia
intellettuale. Altrimenti, come individui, hanno poco da
offrire alla resistenza. Loro credono che semplicemente
presentando una filosofia più logica e morale saranno in
grado di convincere le masse a stare dalla loro parte o
perfino a cambiare l’anima di psicopatici che un’anima non
ce l’hanno che sono in primo luogo gli artefici della
tirannia. Come per magia, avranno vinto la battaglia senza
mai aver dovuto veramente combattere. Somiglia ad una
strategia tirata fuori da “L’Arte della Guerra”, ma in realtà è
un’elaborata scusa ideata per evitare rischi.

Non hanno quasi nessuna esperienza e quindi nessun
rispetto per i concetti di autodifesa e di rivoluzione. E non
hanno la capacità di comprendere cosa comporterebbe una
tale impresa. Questo scenario sconosciuto gli ispira paura –
paura di lottare, paura di fallire e paura di morire.

Per quanto prendere posizione da una prospettiva d’amore
per i propri simili sia di certo nobile, a volte non è
abbastanza di fronte al male puro – il tipo di male intrinseco
tra le “élites” e nell’ideologia globalista. È importante
mantenere almeno un piede per terra quando si costruisce
un movimento di dissenso e comprendere che per quanto
sia fondamentale mantenere la superiorità morale, ci sono
delle limitazioni a ciò che una resistenza pacifica può
ottenere, a seconda di chi è l’avversario. Se non siete
preparati a usare sia metodi pacifici sia difesa fisica se
necessario, il vostro movimento alla fine fallirà contro un
nemico senza coscienza.

Mai prima nella storia gli esseri umani sono stati così
sprezzanti verso il concetto di autodifesa e io attribuisco ciò
ad uno scaltro condizionamento e ad una radicata e potente
paura. Di seguito sono riportate alcune delle
argomentazioni più comunemente usate contro la
rivoluzione fisica ed è spiegato il perché sono mal
concepite o completamente ipocrite.

Ribellarsi è moralmente sbagliato?

Trovo che l’atteggiamento dei sostenitori della non violenza
sia certe volte piuttosto sconcertante e in molti modi
disonesto. Capita spesso di imbattersi in propositori della
non violenza che non sono soddisfatti con la loro stessa
scelta personale del solo pacifismo. In molti casi
attaccheranno o danneggeranno altri appartenenti al
movimento che si stanno preparando per l’autodifesa sulla
base del fatto che anche solo prepararsi equivalga ad
un’aggressione fisica. Queste persone non saranno mai
soddisfatte finché tutti coloro che fanno parte del
movimento rispecchieranno i loro “alti principi” di purezza
attivista.

In ultimo, penso che la loro posizione non riguardi tanto la
pace quanto il loro ego. In generale le persone tendono a
favorire la creazione di tabù (invece di principi onesti) allo
scopo di ottenere ciò che vedono come un vantaggio morale
sugli altri. Inventano una condizione di devozione arbitraria
intorno a loro in un atto di auto-elevazione che non
costituisce vera moralità.

Chiunque consideri l’autodifesa tabù non sta solamente
vivendo in un mondo di fantasia al di fuori della struttura
intrinseca della legge naturale, ma probabilmente lo sta
facendo perché si bea della superiorità sociale che questa
posizione gli garantisce. Da questa prospettiva, molti dei
più irrazionali attivisti per la non violenza, a tutti gli effetti,
non sono migliori dei deliranti accoliti della setta del
politicamente corretto.

L’autodifesa fisica contro la tirannia non è solo necessaria,
ma anche completamente onorevole. Quando la violenza di
un individuo è sventata dall’autodifesa, quando un ladro
deruba la casa sbagliata, quando uno stupro è prevenuto da
una donna armata e preparata o quando un potenziale
assassino viene ucciso da un cittadino che si è rifiutato di
essere una vittima, la nostra società esulta (In Italia neanche
quello, NdT). Ma quando qualcuno suggerisce che le stesse
misure vengano adottate contro un governo violento e
corrotto, le persone improvvisamente sostengono che ciò
sia un azzardo morale.

Non ci sono differenze tra il difendere sé stessi contro un
criminale comune e il difendersi contro un governo
criminale. Oserei dire che l’autodifesa è un imperativo
morale vitale per la sopravvivenza della pace e della libertà
più di ogni altro.

Ribellarsi è futile e il nemico è troppo forte?

Quando i neofiti anti-difesa non riescono a dibattere
efficacemente i principi morali di una rivoluzione fisica,
cambiano invariabilmente tattica, sostenendo invece che la
rivoluzione sia un’impresa inutile che finirà soltanto in
tragedia per chi vi prenderà parte. Considero
quest’argomentazione come il prodotto di un nichilismo
stupido piuttosto che della razionalità e una tale mentalità
disfattista deriva invariabilmente dalla codardia piuttosto
che dalla logica.

Il nichilismo è una potente forza psicologica che distrugge
ogni speranza e ogni impresa positiva. È essenzialmente
l’atto di negare il successo prima ancora di aver intrapreso
un’azione. I nichilisti si assicurano il proprio fallimento
perché per loro ogni scenario è senza possibilità di vittoria.

A loro, io potrò sembrare un cieco ottimista, mentre loro
vedono sé stessi come dei realisti. In verità, i sostenitori pro
autodifesa sono molto più realisti. C’è certamente una
differenza fondamentale nel modo in cui guardiamo al
mondo. Quando io e quegli “ottimisti” come me vediamo
un problema, cerchiamo una soluzione a prescindere dal
grado della minaccia; e se non siamo in grado di trovare
una soluzione ovvia nell’immediato, continuiamo a cercarla
finché non la troviamo. Non esiste uno scenario senza
vittoria per noi. C’è sempre un modo per superare un
ostacolo. Le possibilità di successo non sono rilevanti
quando si tratta di ribellarsi contro un’oligarchia.

Farei anche notare che, alla fine, non importa quante
possibilità ci siano in una rivoluzione per la libertà. A conti
fatti, sarai probabilmente messo davanti a due scelte di
fronte alla tirannia: combattere e forse morire; o arrenderti,
diventare uno schiavo e probabilmente sempre morire.
Coloro che dibattono contro l’autodifesa stanno in molti
casi provando a scansare l’inevitabilità di questa scelta
creando dal nulla delle non-opzioni e delle non-soluzioni.
Questo è l’opposto del realismo.

Una rivoluzione fisica richiede una metodologia di
adattabilità e coraggio. Non c’è posto per la paura nella
mente del combattente per la libertà così come le è estraneo
il nichilismo. L’obiettivo della libertà sarà raggiunto. I
totalitaristi saranno sconfitti. La grandezza del movimento
non è un fattore rilevante. Ci aspettiamo di essere in
minoranza. Non ci sarà nessun altro risultato se non la
vittoria, perché non accetteremo altro risultato. Punto. Se
verremo smentiti, allora verremo smentiti; ma non sarà
perché non c’avremo provato.

Nella nostra epoca, ragionamenti sulla superiorità
tecnologica del nemico sono spesso sventolati come chiara
prova dell’inutilità di una resistenza fisica. Ritengo che
qualcuno potrebbe anche argomentare che la superiorità
tecnologica nella manipolazione mediatica e in altri campi
potrebbe rendere allo stesso modo inutile una resistenza
non violenta. Non sono proprio sicuro del perché i nichilisti
si aggrappino all’idea che la tecnologia abbia del tutto
importanza, tranne per il fatto che forse offra una facile e
pigra scappatoia nei dibattiti. Il nemico ha droni Predator,
perciò la rivoluzione è futile.

Insieme a Oath Keepers (associazione di appartenenti alle
forze di polizia statunitensi sostenitori della costituzione,
NdT) produrrò presto un video che mostrerà ai membri del
movimento per la libertà come realizzare proprie tute per il
mascheramento termico funzionanti. Forse questo calmerà
le incessanti proclamazioni che droni, carri armati ed
elicotteri Apache significhino qualcosa in una guerra
asimmetrica. Se il nemico non può vederti, non può
ucciderti; e per ogni nemico ad alta tecnologia, esiste una
soluzione a bassa tecnologia. Naturalmente, dubito che
questo avrà una qualche importanza per i nichilisti, che non
posseggono la volontà di combattere per niente tranne che
per la loro credenza che ribellarsi sia inutile.

Le rivoluzioni vengono sempre cooptate?

Ho sentito discutere da molteplici fonti all’interno del
movimento per la libertà nel corso degli anni che una
rivoluzione sarebbe un’opzione debole per sconfiggere una
tirannia data la natura ciclica dei cambiamenti politici e
sociali. Queste persone ritengono che tutto ciò che
dobbiamo fare è guardarci indietro nella storia per vedere
come anche quando una rivoluzione abbia avuto successo
nel rimuovere un’oligarchia, la risultante repubblica sia
stata invariabilmente cooptata anni o decadi dopo. Sono
d’accordo, fino a un certo punto.

Il problema non è che il concetto di rivoluzione sia
inefficace. Ciò che gli scettici verso la ribellione fisica
tendono a sorvolare o a ignorare deliberatamente è che
nessuna rivoluzione nella storia dell’uomo è mai andata
lontano abbastanza. Ogni rivoluzione ha preso di mira il
governo corrotto dei suoi tempi, ma nessuna rivoluzione ha
mai veramente rimosso la cabala elitista dietro a quei
regimi – la stessa cabala di élites che ha sponsorizzato
praticamente ogni tirannia nel corso di svariati secoli.

Ciò è dovuto in parte al fatto che la conoscenza di chi
fossero veramente queste élites non era diffusa. Oggi, per la
prima volta in assoluto, l’umanità ha pieno accesso alle
informazioni su chi siano i globalisti e che cosa vogliano. In
realtà, le élites adesso a malapena nascondono chi sono e
quali sono le loro intenzioni. Uno può semplicemente
guardare la lista di organizzazioni come Bilderberg,
Tavistock, la Commissione Trilaterale, il Council On
Foreign Relations, il Fondo Monetario Internazionale, la
Banca dei Regolamenti Internazionali, ecc. Perlomeno nel
movimento per la libertà, sappiamo chi è il vero nemico.

La cooptazione è sempre una minaccia se non sai chi è il
nemico. Una rivoluzione contro la sola amministrazione
Obama, per esempio, sarebbe inutile, perché il presidente
Obama non è nient’altro che una marionetta, un pupazzo
che interpreta un ruolo. Rimuovere l’intermediario è una
mezza misura e chiunque provi a condurvi in una
rivoluzione sulla premessa che solo Obama sia la fonte dei
vostri problemi è probabilmente un membro dell’élite che vi
sta conducendo al disastro. Se non rimuoverete la minaccia
alla radice, allora la minaccia persisterà.

La cooptazione avviene anche quando le persone diventano
ossessionate con l’idea di una dirigenza dall’alto piuttosto
che con una resistenza decentralizzata dal basso. Se starai lì
ad aspettare il prossimo George Washington su un cavallo
bianco che venga a salvarti dalla tirannia, alla fine poi lo
avrai; ma potrebbe non essere quello che sembrava. Fate
attenzione a generali e alti papaveri che improvvisamente
sostengono una rivoluzione. Fate attenzione a ogni sentore
di un colpo di stato militare. Diffidate di ogni rivoluzione
che usi come motivazioni le divisioni tra partiti politici.
Fate attenzione ad ogni Stato con una banca centrale che
desideri finanziare la vostra rivoluzione. Rimanete
decentralizzati e respingete ogni spinta verso una dirigenza
dall’alto. Questo è l’unico modo per evitare la cooptazione.

Una rivoluzione non risolverebbe niente
perché l’umanità è ‘predisposta’ alla tirannia?

La grande menzogna immessa nel movimento nel corso
degli ultimi anni è che la rimozione delle élites non
risolverebbe niente perché il “vero problema” è la natura
corrotta dell’umanità in generale e se rimuovessimo un
gruppo di élites, sarebbero semplicemente sostituite da un
altro gruppo, come se la società fosse fatalmente
predisposta a sviluppare una classe elitista. Questa è la più
insulsa specie di spazzatura disfattista mai rigurgitata dai
nichilisti.

Primo, non abbiamo nessuna idea di come sarebbe la vita
senza la rete di globalisti perché non abbiamo mai vissuto
in una società in cui questi siano stati rimossi, nemmeno per
una sola generazione. Penso che l’America degli inizi dopo
la rivoluzione sia l’unico esempio che io possa trovare di
una società libera dalla maggior parte del controllo dell’élite
e la prosperità che si è sviluppata in quell’ambiente mi porta
a pensare che la rimozione dell’intera struttura elitista
risulterebbe in inconfutabili cambiamenti positivi per il
mondo. Per quale altro motivo i globalisti avrebbero
passato gli ultimi due secoli a tentare di demolire la
Costituzione e la Carta dei Diritti?

Secondo, se l’umanità fosse così “predisposta” naturalmente
a diventare asservita ad una classe elitista, perché le élites
sentono così tanto il bisogno di manipolare le masse con
complesse forme di propaganda e di istigazione di paura?
Perché passare dalla fatica di architettare disparità
economiche e guerre? Che senso ha se siamo tutti stupidi
animali che aspettano solo di essere dominati? Questo
discorso è un’assurdità. Le élites spendono miliardi, se non
trilioni di dollari e giungono a questi estremi perché
l’oligarchia non è una condizione naturale per l’uomo. È
talmente innaturale che le élites sono costrette a spendere
costantemente energie per provare a impedirci di progredire
fuori dalla dinamica schiavistica.

Io credo che una rivoluzione sia di certo necessaria, una
rivoluzione finale per rimuovere l’influenza della setta
globalista una volta per tutte – non solo i suoi governi
fantocci, i suoi partiti politici fantocci e i suoi despoti
fantocci, ma i globalisti stessi. Esisteranno ancora uomini
malvagi nel mondo? Naturalmente si. Ma il tipo di avanzata
e ben organizzata macchina internazionalista che esiste oggi
non esisterebbe più. Per salvare un paziente avvelenato
all’estremo, il paziente deve venire depurato fino a che il
suo corpo non sia in grado di guarire da solo. Le élites sono
un veleno che deve essere fisicamente rimosso dal corpo
dell’umanità.

Di Brandon Smith